Qualità scuola italiana sempre più a rischio dai tagli del 2011

Nuovi tagli per la scuola italiana

Con l’apertura delle scuole non si sono fatte attendere le voci di protesta contro i tagli fissati dal governo sui fondi destinati alla scuola. Si parla di un ben 38% in meno rispetto agli altri anni. Percentuale che ha già messo in allerta associazioni studentesche e comitati scolastici che annunciano azioni di protesta e flash mob dimostrativi su tutto il territorio nazionale. Ci saranno, quindi, soltanto 79 milioni di euro a portare avanti le attività ed i servizi che ogni anno dispongono le scuole per migliorare e quanto meno proseguire l’attività didattica in programmata. Ciò tradotto in soldoni, significa che molti corsi, orai ed approfondimenti previsti dai singoli istituti, in virtù anche dell’autonomia scolastica, saranno tagliati a discapito ovviamente dell’apprendimento dei ragazzi. Quindi se le famigle vorranno continuare ad usufruire di particolari servizi nell’attività formativa dovranno pagarne di tasca loro i costi perché lo Stato coprirà soltanto le spese del personale. I servizi pre e post-scuola, come ad esempio, la possibilità di accompagnare i figli all’istituto prima dell’orario d’inizio delle lezioni, o riprenderli dopo l’orario di termine delle lezioni, potrebbero essere soppressi. Ridotti saranno anche i servizi di potenziamento all’insegnamento delle lingue straniere ed anche progetti di gita scolastica (quelli a cui per legge, possono accedere anche gli alunni meno abbienti). Laboratori multimediali, teatro, cineforum, attività integrative allo studio convenzionale,  potrebbero scomparire del tutto all’avvio del nuovo anno. A rischio potrebbero essere anche le attività di supporto a genitori con figli disabili.

Quanto ci sarà in meno per la scuola del 2011?

Per avere un quadro più chiaro sull’erogazione dei fondi della scuola, basta sapere che nel 2001 alla scuola erano destinati ben 269 milioni euro; il calcolo con la cifra sovra indicata è piuttosto semplice. In dieci anni si è avuto una drastica riduzione dei finanziamenti del ben 71%. A pagare la scelta di non puntare sulla scuola e sui giovani sono proprio gli studenti che vedranno ridotta all’osso l’attività formativa, per non parlare del mancato aggiornamento degli insegnamenti, fondamentale per garantire ai ragazzi un sapere qualitativamente adeguato all’evolversi dei tempi e della tecnologia. Parliamoci chiaro, nell’era di internet come si può avere un professore d’informatica non al passo con le ultime novità del campo?
In questo amaro 2011, dunque, la scuola italiana dovrà lavorare con soli 12 milioni di euro che sono addirittura un quarto rispetto a quello percepito lo scorso anno.
Non è raro vedere  presidi che chiedono aiuto alle famiglie per continuare progetti scolastici in corso o avviarne di nuovi. Le famiglie italiane, dunque, dovranno inserire tra i loro numerosi conti, anche ingenti spese per la scuola, quasi come se avessero scelto per i loro figli la frequentazione d’istituti scolastici privati.

Il parere di Umberto Eco sulla mancanza di fondi per la scuola italiana

Per difendere la scuola dai tagli è sceso in campo anche uno degli intellettuali italiani più seguiti, il professor Umberto Eco. Eco critica fortemente non soltanto la riduzione dei fondi destinati alla scuola ma anche la scelta di mettere ai margini le facoltà umanistiche rispetto a quelle più tecniche, a suo dire colpevoli di essere laboratori di idee e diffusione del sapere. Scuole di pensiero che formano la mente e la rendono libera da influenza e propaganda politica. Per Eco, dunque, il disegno della politica è piuttosto semplice. Ridurre all’osso l’autonomia mentale degli italiani. Limitargli il confronto, attraverso la riduzione dello studio della  storia, della filosofia, dell’arte e della letteratura. Materie, queste, che stimolano la riflessione, la creatività e la lucidità intellettuale di ognuno di noi. E’ necessario, quindi, investire sulla scuola, sulla ricerca e sul sapere più in generale, perchè soltanto in questo modo una società può crescere. Partiamo, dunque, dalla scuola e dall’istruzione perchè è da lì che tutto ha inizio. Peccato che i nostri governatori non la pensano così!

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